Come mettere i corsi online nel curriculum e su LinkedIn (senza che sembrino un riempitivo)
In breve. Un corso concluso con esame va nella sezione «Formazione» o in una voce dedicata «Corsi e certificati», con il titolo esatto del corso, l’ente che lo ha rilasciato, l’anno e, se esiste, il codice di verifica. Su LinkedIn va nella sezione «Licenze e certificazioni», con l’ID e il link alla pagina di verifica. Si inseriscono i corsi pertinenti al ruolo, non tutti; la modalità di studio non è un dato obbligatorio, perché un attestato certifica cosa sai, non dove eri seduto mentre lo imparavi.
Il curriculum italiano medio ha un problema ricorrente: la sezione formazione è o vuota o gonfia. Vuota perché chi ha studiato da adulto, la sera, fuori dai percorsi ufficiali, non sa dove mettere quello che ha fatto. Gonfia perché chi ha seguito dieci corsi li elenca tutti, con lo stesso peso, e il selezionatore smette di leggere alla terza riga. Questa guida spiega come si scrive un corso nel CV e su LinkedIn in modo che aggiunga valore invece di toglierlo, con le regole che valgono per qualunque ente e le particolarità dei corsi con attestato di Accademia Domani.
Dove si scrive un corso nel curriculum?
Dipende da quanti ne hai e da quanto pesano rispetto al resto. Se hai uno o due corsi legati al lavoro che cerchi, stanno bene dentro «Istruzione e formazione», in ordine cronologico inverso, dopo il titolo di studio più alto. Se ne hai tre o più, meritano una sezione propria, «Corsi e certificati» o «Formazione professionale», subito sotto l’istruzione: così il diploma o la laurea non si confondono con un corso di venti ore, e i corsi non si perdono in fondo alla pagina. Nel formato Europass la voce corrisponde a «Istruzione e formazione» per i percorsi con attestato, mentre le competenze che ne derivano vanno ribadite nella sezione dedicata.
La regola d’oro è la pertinenza. Un curriculum per una posizione in amministrazione porta i corsi di paghe, contabilità e segreteria; il corso di fotografia, se c’è, resta fuori o va in una riga di interessi. Sette corsi in fila di materie diverse comunicano curiosità, che è una bella qualità, ma non comunicano un profilo. Meglio tre corsi che disegnano una direzione che dieci che disegnano un cerchio.
Come si scrive la riga di un corso?
La riga ha quattro elementi, sempre nello stesso ordine: il titolo esatto del corso, l’ente che lo ha rilasciato, l’anno di conseguimento, il tipo di attestato. Per esempio: Addetto/a Paghe e Contributi, Accademia Domani, 2026, Certificato di frequenza e superamento con votazione. Il titolo si copia dall’attestato, parola per parola, perché è quello che un selezionatore cercherà se vuole verificare; le riformulazioni creative («percorso avanzato di gestione del personale») sono il primo segnale di chi vuole gonfiare.
Se il corso prevedeva un esame finale, dirlo conta: «con esame finale» distingue un percorso valutato da una semplice frequenza. Il voto, di norma, non si scrive nel curriculum, come non si scrive il voto di ogni esame universitario; si tiene per il colloquio, se chiedono. Se esiste un codice di verifica, come il QR stampato sui certificati di Accademia Domani, si aggiunge alla riga: «verificabile con codice»; è una riga che nessun corso improvvisato può scrivere.
Bisogna specificare che il corso era online?
No, e vale la pena capire perché. Un attestato certifica il contenuto, l’ente e l’esito: cosa hai studiato, chi lo garantisce, se hai superato la prova. La modalità di erogazione non è uno di questi elementi, e infatti sui certificati di Accademia Domani la parola «online» non compare, come non compare «in aula» su quelli di un corso serale. Nel curriculum si riporta ciò che l’attestato dice, non di più e non di meno: titolo, ente, anno, tipo di attestato.
Questo non significa nascondere nulla. Se al colloquio chiedono com’era organizzato il corso, si risponde con precisione: videolezioni, esercitazioni, esame finale a risposta multipla, e magari si racconta cosa si è imparato di più. Dopo la pandemia la formazione a distanza è la norma per gli adulti che lavorano, e nessun selezionatore serio la considera un difetto; ciò che valuta è se il contenuto ti serve nel ruolo e se sai spiegarlo. Quello che invece va evitato è il contrario: scrivere «certificazione» dove c’è un attestato, o attribuire a un corso un valore legale che non ha.
Attestato, certificato, certificazione: quale parola si usa?
Sono tre cose diverse e chi seleziona lo sa. La certificazione in senso proprio la rilascia un ente terzo accreditato che valuta una competenza secondo uno standard riconosciuto: Cambridge per l’inglese, AICA o EIPASS per l’informatica, un organismo ISO 17024 per una professione. Il certificato o attestato lo rilascia chi ha erogato il corso e documenta che lo hai seguito e, se c’è un esame, che lo hai superato. Nel curriculum si usa la parola che sta scritta sul documento. Accademia Domani rilascia il Certificato di frequenza e superamento con votazione per i corsi completi, che prevedono l’esame, e l’Attestato di frequenza per i nove corsi gratuiti, che l’esame non lo prevedono: due righe diverse nel CV, e la seconda non va travestita da prima.
Come si inserisce un corso su LinkedIn?
Su LinkedIn la sezione giusta è «Licenze e certificazioni», non «Formazione», che è pensata per scuola e università. Si compilano cinque campi: il nome del corso, copiato dall’attestato; l’organizzazione che lo ha rilasciato, scegliendola dall’elenco così che compaia il logo; la data di rilascio; l’ID della credenziale, cioè il codice che accompagna il QR; l’URL della credenziale, cioè la pagina di verifica che il codice apre. Compilati questi due ultimi campi, il corso mostra il pulsante «Mostra credenziale» e chiunque può controllare in un click che esista davvero: è la differenza tra una riga e una prova.
Subito dopo, si collegano le competenze. LinkedIn permette di associare a ogni certificazione fino a cinque competenze del profilo: qui si scelgono quelle che il corso ha davvero costruito, con i nomi che usano gli annunci di lavoro, perché è su quelle parole che i selezionatori filtrano. Se il corso è rilevante per la posizione che cerchi, il PDF del certificato può andare anche nella sezione «In evidenza», in alto nel profilo, dove lo vede chi non scorre.
Un consiglio sul post. Annunciare un attestato su LinkedIn funziona se racconta qualcosa: cosa hai imparato, perché lo hai scelto, cosa cambia nel tuo lavoro. Il post che si limita alla foto dell’attestato con «orgoglioso di condividere» è il riempitivo di cui parla il titolo di questo articolo.
Cosa fa un selezionatore quando vede i corsi nel CV?
Tre cose, in pochi secondi. Guarda se i corsi sono coerenti con il ruolo: un corso di HACCP in un CV per la ristorazione è un requisito di legge risolto; in un CV per un ufficio è rumore. Guarda le date: un corso di tre anni fa su uno strumento che cambia ogni anno pesa meno di uno recente. Guarda se può verificare: un codice, un link, un ente riconoscibile abbassano la soglia di diffidenza, e la diffidenza verso la sezione corsi è alta perché è la parte del curriculum dove si mente di più.
Al colloquio, poi, i corsi diventano domande. «Vedo che ha fatto un corso di Excel: cosa sa fare?» è la domanda più frequente e la più tradita: chi ha scritto un corso nel CV deve saperlo raccontare con un esempio concreto. Se non è così, meglio non scriverlo.
E i corsi non ancora finiti?
Si scrivono, con la dicitura «in corso» al posto dell’anno, purché siano davvero in corso e non semplicemente acquistati. Chi studia con il Pacchetto di Accademia Domani ha accesso a tutto il catalogo, ma nel curriculum entrano i corsi che ha concluso con l’esame o che sta seguendo davvero, non l’elenco delle possibilità. Un selezionatore che chiede «a che punto è?» e sente «devo ancora iniziarlo» archivia tutta la sezione.
Domande frequenti
Quanti corsi si possono mettere nel curriculum?
Non c’è un numero, c’è un criterio: quelli pertinenti al ruolo, di norma tra due e cinque. Gli altri si tengono per un curriculum diverso o per il profilo LinkedIn, che ha più spazio e si può leggere per sezioni.
Un corso con attestato vale come una certificazione?
No. La certificazione è rilasciata da un ente terzo accreditato secondo uno standard; l’attestato documenta un percorso e, se c’è l’esame, il suo superamento. Nel CV si usa la parola scritta sul documento.
Devo scrivere che il corso era online?
Non è un dato richiesto: l’attestato certifica contenuto, ente ed esito, non la modalità. Sui certificati di Accademia Domani la parola «online» non compare. Se al colloquio lo chiedono, si risponde con precisione.
Dove trovo il codice di verifica del mio certificato?
Sul certificato stesso, accanto al QR. Il codice va nel campo «ID credenziale» di LinkedIn e la pagina che il QR apre nel campo «URL credenziale».
I corsi gratuiti si mettono nel curriculum?
Sì, se pertinenti, come «Attestato di frequenza», senza esame. Non vanno presentati come certificati con votazione: la differenza è scritta sul documento e un selezionatore può controllarla.
Vuoi capire quale attestato vale davvero prima di sceglierne uno? Ne parliamo nella guida ai corsi online con certificato.






















