Come diventare assistente familiare (badante): cosa fa davvero, che titolo serve, contratto e quanto si guadagna
In breve. In Italia l’assistente familiare, la figura che tutti chiamano badante, non è una professione regolamentata: nessun albo, nessun esame di Stato, e si può essere assunti con il contratto collettivo del lavoro domestico senza alcun titolo. Dal settembre 2025, però, esistono linee guida nazionali che fissano uno standard di formazione di almeno settanta ore con qualifica rilasciata dalle Regioni, e il contratto paga circa cinquecento euro al mese in più a chi è formato. Il percorso sensato per chi parte da zero è imparare il mestiere prima di entrare in una casa, farsi assumere con un contratto regolare e arrivare alla qualifica regionale; con Accademia Domani il primo passo è il corso di Assistente Familiare, quindici moduli e novanta videolezioni con Certificato di frequenza e superamento. Si guadagna, da conviventi, tra i 1.200 e i 1.700 euro al mese di minimo contrattuale, vitto e alloggio a parte; la differenza la fanno la formazione, la regolarità e la capacità di restare in una famiglia a lungo.
«Come si diventa badante?» è una domanda che arriva da persone molto diverse: chi ha assistito un genitore per anni e si è accorto di saperlo fare, chi arriva da un altro Paese e cerca un lavoro che in Italia non manca, chi vuole cambiare mestiere a cinquant’anni. Il settore è enorme e in crescita: secondo l’Osservatorio INPS i lavoratori domestici regolari erano circa 804 mila nel 2025, quasi nove su dieci donne e quasi sette su dieci di origine straniera, e già dal 2024 le badanti hanno superato le colf. A questa domanda il mercato risponde con molta confusione: corsi che promettono «qualifiche riconosciute» in un fine settimana, agenzie che chiedono soldi per un colloquio, famiglie che assumono in nero. Vale la pena mettere ordine, partendo da che cosa fa davvero questa figura.
Che cosa fa davvero un’assistente familiare, e che cosa non fa
L’assistente familiare si prende cura, a domicilio, di una persona che non è più del tutto autonoma: la aiuta ad alzarsi, lavarsi, vestirsi e mangiare; le prepara i pasti e tiene in ordine la casa; la accompagna alle visite e la aiuta a muoversi senza farsi male; le tiene compagnia, che non è un dettaglio ma una parte del lavoro; osserva come sta e riferisce ai familiari e al medico quello che cambia. Lavora nella casa della persona, non in una struttura, e questa è la differenza che definisce tutto il mestiere: il compito è che quella casa resti la casa della persona, con le sue abitudini e la sua dignità, e non diventi un reparto.
Altrettanto importante è sapere che cosa non fa. L’assistente familiare non compie atti sanitari: non fa iniezioni, non medica ferite, non gestisce cateteri, e sui farmaci vigila che vengano presi come il medico ha scritto ma non decide nulla. Queste cose spettano all’infermiere e al medico, e un’assistente che se ne fa carico espone sé stessa e la persona assistita a un rischio che nessun corso copre. Non va confusa nemmeno con l’operatore socio-sanitario, l’OSS, che ha una qualifica regionale di circa mille ore, lavora soprattutto in ospedali, residenze e servizi domiciliari pubblici e può svolgere alcune attività di assistenza sanitaria di base. La colf, infine, si occupa della casa e non della persona: nel contratto collettivo sono profili diversi, con livelli e paghe diverse.
Serve un titolo? Il quadro vero nel 2026
La risposta onesta è: no, ma sempre meno. L’assistente familiare non è una professione regolamentata, quindi chiunque può essere assunto con il contratto collettivo del lavoro domestico senza alcun attestato: è il livello CS, «assistente a persone non autosufficienti non formata». Il contratto però prevede anche un livello superiore, il DS, riservato a chi è «formata», cioè in possesso di un diploma nel campo oppure di un attestato di un corso con la durata minima prevista dalla legislazione regionale e comunque non inferiore a cinquecento ore; e la differenza di paga tra i due livelli, come vedremo, è di quasi cinquecento euro al mese.
Il quadro è cambiato nel settembre 2025, quando un decreto interministeriale ha adottato le linee guida nazionali per gli standard formativi degli assistenti familiari, previste dalla riforma dell’assistenza agli anziani non autosufficienti. Per la prima volta esiste un profilo uguale in tutta Italia: percorsi di almeno settanta ore, articolati in competenze tecniche di assistenza, salute e sicurezza, primo soccorso, competenze relazionali, digitali e di lingua italiana al livello B1; fino a metà delle ore può svolgersi a distanza, ma le parti pratiche, come la movimentazione della persona e il primo soccorso, si fanno in presenza. La qualifica la rilasciano le Regioni, con prove finali, e vale su tutto il territorio nazionale; chi ha già esperienza, anche come familiare che assiste un parente, può farsi riconoscere le competenze acquisite e accorciare il percorso. Le Regioni avevano otto mesi per adeguare i propri corsi, e nel corso del 2026 l’offerta si sta allineando regione per regione.
Che cosa significa per chi comincia oggi? Che si può ancora iniziare a lavorare senza titolo, ma che le famiglie informate, i patronati e le agenzie chiederanno sempre più spesso un attestato, che la formazione è la via verso il livello DS e le paghe più alte, e che la conoscenza dell’italiano non è più un optional. Significa anche che il mercato dei corsi va letto con attenzione: nessun corso privato, in aula o online, rilascia da solo la qualifica regionale; la rilascia la Regione, al termine del suo percorso, del tirocinio e delle sue prove.
La strada più sensata per chi parte da zero
Chi non ha mai fatto questo lavoro ha bisogno di tre cose, in quest’ordine: capire il mestiere prima di entrare in una casa, farsi assumere con un contratto regolare, e arrivare alla qualifica regionale. Il corso di Assistente Familiare di Accademia Domani copre la prima: quindici moduli e novanta videolezioni, circa cinquanta ore, che vanno dalla figura e dai suoi confini al contratto di lavoro domestico, dalla relazione con la persona assistita e con la famiglia alle demenze, dall’igiene, la mobilità e l’alimentazione alla salute di ogni giorno e ai farmaci, dalle emergenze alla cura della casa, fino all’accompagnamento nel fine vita e al modo di cercare lavoro e presentarsi. È scritto in un italiano semplice e preciso, pensato anche per chi l’italiano lo ha imparato da adulto, e segue per tutto il percorso una famiglia di esempio, con le frasi esatte da dire nelle situazioni difficili. Si studia quando si vuole, per dodici mesi, e si chiude con un esame online che si può ripetere, dopo il quale arriva il Certificato di frequenza e superamento con votazione, verificabile con codice QR. Costa 39 euro, oppure è compreso nel Pacchetto a 59 euro l’anno con tutti gli altri corsi.
Diciamo con la stessa chiarezza che cosa il corso non è: non è la qualifica regionale, non iscrive a nessun elenco e non vale come le cinquecento ore del livello DS. È il modo di arrivare al primo colloquio con una famiglia sapendo che cosa si farà, perché molte assistenti imparano il mestiere sulla pelle della prima persona assistita, e di arrivare al percorso regionale, dove si farà pratica in presenza, con le basi già chiare. Per chi assiste già un genitore o un parente è anche il modo di mettere ordine in quello che sa, prima di chiedere alla Regione il riconoscimento delle competenze.
Il secondo passo è il contratto, e qui conviene non avere fretta. L’assunzione con il contratto collettivo del lavoro domestico la fa la famiglia, con la comunicazione all’INPS entro il giorno prima dell’inizio, i contributi trimestrali e una lettera che indica livello, orario, convivenza o meno, riposi e ferie. Il lavoro in nero, ancora diffusissimo, lascia l’assistente senza contributi, senza malattia, senza tredicesima né trattamento di fine rapporto, e senza nulla in mano il giorno in cui la persona assistita non c’è più. Le famiglie oggi hanno anche una ragione in più per assumere in regola: la Prestazione universale, sperimentale fino alla fine del 2026, dà agli over ottanta con accompagnamento, ISEE fino a 6.000 euro e bisogno assistenziale gravissimo un assegno di assistenza di 850 euro al mese, che si può spendere solo per lavoratori domestici con contratto di almeno quindici ore settimanali o per servizi di imprese qualificate.
Il terzo passo è la qualifica regionale, quando l’offerta della propria Regione è pronta: percorsi di almeno settanta ore, spesso gratuiti o finanziati, con pratica in presenza e prova finale. È quello che, insieme alle ore di formazione che il contratto richiede per il livello DS, da qui a pochi anni distinguerà chi è del mestiere da chi si improvvisa.
Come si trova il lavoro
Il canale più solido restano i servizi pubblici e del privato sociale: gli sportelli per assistenti familiari dei Comuni e degli ambiti sociali, che tengono elenchi e incontrano domanda e offerta gratuitamente; i patronati e le associazioni dei datori di lavoro domestico, che aiutano famiglie e lavoratrici a fare il contratto; le cooperative sociali che gestiscono l’assistenza domiciliare. Le agenzie per il lavoro autorizzate sono un canale legittimo, e per legge non possono chiedere soldi al lavoratore: chi li chiede non è un’agenzia. Il passaparola, infine, è il canale che pesa di più dopo il primo incarico: una famiglia soddisfatta è la prima referenza, e il modo in cui ci si presenta conta, come spieghiamo nella guida su come inserire i corsi nel curriculum.
Chi arriva dall’estero ha due porte: chi è già in Italia con un permesso che consente il lavoro può essere assunto subito; chi è ancora nel suo Paese entra con il decreto flussi, che per il 2026 riserva all’assistenza familiare 13.600 ingressi su quote annuali che la famiglia deve chiedere nei giorni stabiliti. In entrambi i casi la lingua è il primo investimento: le linee guida chiedono il livello B1, e nell’area Assistenza e Cura della persona il corso di Assistente Familiare è affiancato proprio da quelli di lingua italiana.
Quanto si guadagna davvero
Le cifre del contratto collettivo per il 2026, aggiornate ogni gennaio, sono queste. Un’assistente convivente a persona non autosufficiente senza attestato, il livello CS, ha un minimo di circa 1.194 euro al mese; con l’attestato, livello DS, circa 1.682 euro; chi assiste una persona autosufficiente, livello BS, circa 1.053. A questi importi si aggiungono l’indennità per l’assistenza a persone non autosufficienti, circa 120 euro al mese per le conviventi, il vitto e l’alloggio, la tredicesima e il trattamento di fine rapporto. Chi non convive è pagato a ore: 8,30 euro per il livello CS e 9,97 per il DS, più l’indennità oraria e, quando previsto, il vitto. Sono minimi, e nelle grandi città e per le situazioni più impegnative si contratta sopra; ma il salto che conta è quello tra CS e DS, quasi cinquecento euro al mese, ed è il salto che la formazione permette.
La convivenza va capita bene prima di accettarla: cinquantaquattro ore settimanali, il riposo settimanale di trentasei ore di cui ventiquattro la domenica, le notti in casa, le ferie da concordare. Rende di più in termini di risparmio, perché vitto e alloggio sono compresi, ma chiede una tenuta che non tutti hanno; molte assistenti alternano periodi di convivenza a periodi a ore, e la scelta va fatta sapendo che cosa dice il contratto, non quello che dice la famiglia.
Come si inizia, passo per passo
Il percorso che consigliamo è questo. Prima si impara il mestiere, con un corso serio che insegni i gesti, i confini e le parole, perché entrare nella casa di una persona fragile senza sapere come si solleva, come si parla a chi ha una demenza e quando si chiama il medico significa improvvisare sulla pelle degli altri. Poi ci si presenta agli sportelli pubblici, ai patronati e alle agenzie autorizzate con un curriculum in cui la formazione sia scritta come sta sull’attestato. Poi si accetta solo un lavoro con contratto, discutendo livello, orario e convivenza con il contratto alla mano. Poi, appena la propria Regione la offre, si fa la qualifica, che vale in tutta Italia. Infine ci si specializza, perché assistere una persona con demenza, una persona allettata o un bambino con disabilità sono mestieri diversi dentro lo stesso mestiere.
Gli errori da evitare sono pochi e sempre gli stessi: lavorare in nero «per intanto», pagare qualcuno per essere presentati a una famiglia, accettare compiti sanitari che non spettano, e credere che la buona volontà basti. L’assistente familiare che dura è quella che sa dire «questo non lo faccio io, chiamiamo l’infermiere», e che dopo un anno la famiglia considera una di casa.
Domande frequenti
Serve un titolo di studio o un’abilitazione per lavorare come assistente familiare?
No. L’assistente familiare non è una professione regolamentata: non esiste un albo né un esame di Stato, e si può essere assunti con il contratto del lavoro domestico senza un titolo. Dal 2025, però, esistono linee guida nazionali che fissano uno standard di formazione, e il contratto collettivo riconosce una paga più alta a chi ha una formazione certificata di durata adeguata: il titolo non è obbligatorio, ma pesa sempre di più.
Quanto durano e quanto costano i corsi regionali per la qualifica?
Lo standard nazionale fissa un minimo di settanta ore, ma molte Regioni propongono percorsi più lunghi, con la parte pratica in presenza e una prova finale. Spesso sono gratuiti o finanziati con fondi regionali ed europei, in particolare per chi è disoccupato o già occupato nel settore; le informazioni si chiedono alla Regione, ai centri per l’impiego e agli sportelli per assistenti familiari dei Comuni.
Il corso online di Accademia Domani dà la qualifica regionale?
No, e lo diciamo in chiaro anche nella scheda del corso. La qualifica la rilasciano le Regioni al termine dei loro percorsi, con prove in presenza, e sono le Regioni a tenere gli elenchi. Il corso serve a imparare il mestiere prima di entrare in una casa, a presentarsi a una famiglia con una preparazione documentata dal Certificato, e ad arrivare al percorso regionale sapendo già di che cosa si parla.
Quanto guadagna una badante convivente nel 2026?
Il contratto collettivo del lavoro domestico fissa per il 2026 un minimo di circa 1.194 euro al mese per l’assistente a persona non autosufficiente senza attestato (livello CS) e di circa 1.682 euro per quella formata (livello DS), più l’indennità per l’assistenza a persone non autosufficienti e vitto e alloggio. Chi non convive è pagato a ore: 8,30 euro per il livello CS e 9,97 per il DS, cui si aggiunge la tredicesima e, alla fine, il trattamento di fine rapporto.
Si può lavorare come assistente familiare se si viene dall’estero?
Sì, ed è la condizione di quasi sette assistenti su dieci. Chi è già in Italia con un permesso che consente il lavoro può essere assunto subito con il contratto domestico; chi è all’estero entra con le quote del decreto flussi, che ogni anno riservano una parte degli ingressi all’assistenza familiare. Le linee guida nazionali chiedono una conoscenza dell’italiano di livello B1, che si può costruire con un corso di lingua.






















