Personal trainer corregge la postura di una cliente durante un esercizio con manubri in palestra

Come diventare personal trainer: cosa fa davvero, che titolo serve, dove si lavora e quanto si guadagna

In breve. In Italia il personal trainer non è una professione regolamentata: nessun albo, nessun esame di Stato. Ma non è una professione senza titoli, perché le palestre e le associazioni affiliate agli enti del CONI chiedono un diploma tecnico rilasciato da una federazione o da un ente di promozione sportiva, e la riforma dello sport ha dato a quel titolo un peso maggiore. La strada più breve per chi parte da zero è un corso serio di preparazione seguito dal diploma tecnico; con Accademia Domani il percorso è il corso di Personal Trainer e, dopo l’esame, il Diploma Tecnico ASI riconosciuto CONI. Si lavora in palestra, in studio, a domicilio e online; si guadagna da poco più di mille euro al mese da dipendenti a trenta, cinquanta e oltre euro l’ora da liberi professionisti, e la differenza la fanno continuità, specializzazione e capacità di tenersi i clienti.

«Come si diventa personal trainer?» è una domanda che arriva da due pubblici diversi: chi si allena da anni e vorrebbe farne un lavoro, e chi cerca un mestiere nuovo e vede le palestre piene. A tutti e due il mercato della formazione risponde con la stessa confusione: corsi di un fine settimana che promettono «certificazioni internazionali», master costosissimi, e in mezzo la laurea in Scienze Motorie, che è la strada accademica ma non è l’unica. Vale la pena mettere ordine, partendo da che cosa fa davvero questa figura.

Che cosa fa davvero un personal trainer

Il personal trainer costruisce e guida un allenamento su misura per una persona. Prima valuta il punto di partenza, con un colloquio, la storia sportiva e di salute, qualche test di base; poi scrive un programma che tenga conto degli obiettivi, del tempo disponibile e dei limiti; poi insegna la tecnica degli esercizi, corregge, dosa carichi e recuperi, e adatta il percorso man mano che il corpo risponde. La parte meno visibile e più importante è la relazione: la maggior parte delle persone non smette di allenarsi perché il programma è sbagliato, ma perché nessuno le ha aiutate a continuare.

È diverso dall’istruttore di sala, che sorveglia la sala pesi e assiste chi si allena, e non va confuso con due figure sanitarie. Il personal trainer non fa riabilitazione, che spetta al fisioterapista, e non prescrive diete, che spettano a medici, biologi nutrizionisti e dietisti. Può e deve avere cultura alimentare, può collaborare con chi fa i piani, ma la dieta non la scrive lui. Chi promette il contrario sta esponendo sé stesso e il cliente a un rischio che nessun corso copre.

Serve una laurea? Il quadro vero

Il personal trainer in Italia non è una professione regolamentata: non c’è un albo, non c’è un esame di Stato, e chiunque può definirsi tale. La laurea in Scienze Motorie è il percorso accademico, dura tre anni più l’eventuale magistrale, e dà la preparazione più completa; ma non è un requisito di legge per allenare in palestra.

Quello che il settore riconosce davvero è il diploma tecnico rilasciato dalle federazioni sportive nazionali, dalle discipline associate e dagli enti di promozione sportiva, cioè gli organismi riconosciuti dal CONI che formano e qualificano i tecnici. Le palestre, le associazioni e le società sportive affiliate a questi enti chiedono di norma quel diploma, perché il tecnico che lavora per loro deve risultare tesserato e qualificato. La riforma dello sport entrata in vigore nel 2023 ha reso questo passaggio ancora più concreto, introducendo la figura del lavoratore sportivo, in cui rientra l’istruttore, con un inquadramento e un regime fiscale propri: in pratica, per lavorare nel mondo delle associazioni e delle società sportive la qualifica rilasciata da un ente del CONI è diventata la normalità, non un’opzione.

A questo si aggiunge un livello regionale: alcune Regioni hanno leggi sulle palestre e sui centri fitness che fissano requisiti per chi vi lavora, e le singole strutture possono chiederne di propri. Prima di candidarsi conviene verificare la propria regione e la struttura che interessa; ma il diploma tecnico è il documento che, in quasi tutti i casi, viene chiesto per primo.

La strada più breve: corso di preparazione e Diploma Tecnico ASI

Chi parte da zero ha bisogno di due cose: la preparazione e il titolo. Il corso di Personal Trainer di Accademia Domani copre la prima: ventiquattro ore in trentasei unità didattiche, tenute da un docente laureato in Scienze Motorie, che vanno dall’anatomia e dalla fisiologia degli apparati al metabolismo, dalla teoria dell’allenamento alle metodiche per forza, ipertrofia e resistenza, fino alla rassegna degli esercizi gruppo muscolare per gruppo muscolare. Si segue quando si vuole, per dodici mesi, e si chiude con un esame online che si può ripetere, dopo il quale arriva il Certificato di frequenza e superamento con votazione, verificabile con codice QR.

Il titolo arriva con il passo successivo. Accademia Domani ha un accordo con ASI, ente di promozione sportiva riconosciuto dal CONI, grazie al quale chi ha superato l’esame del corso può richiedere il Diploma Tecnico ASI con la qualifica di Istruttore di primo livello di Personal Training, insieme al Tesserino Tecnico, senza frequentare un secondo corso. Serve un esame aggiuntivo in video: si registra una serie ampia di esercizi eseguendoli e commentandoli come si farebbe con un allievo, indicando gli errori da evitare, le accortezze e, dove serve, i principi di biomeccanica e l’utilità di ciascun esercizio. La commissione dell’accademia valuta il video e, se il parere è favorevole, trasmette la richiesta ad ASI; se manca qualcosa, indica che cosa integrare. Il contributo è di 180 euro, uguale per tutti i corsi, e copre segreteria, stampa e spedizione; il risultato arriva in una o due settimane. Il percorso completo, passo per passo, è nell’articolo sul Diploma Tecnico ASI riconosciuto CONI.

Due precisazioni che facciamo sempre. Il Certificato del corso documenta la formazione; per lavorare in palestra o con le associazioni serve il Diploma, che è il titolo che il settore riconosce. E il video è un esame vero: chi non sa eseguire e spiegare gli esercizi non lo supera, ed è giusto così, perché è la stessa cosa che gli chiederà il primo cliente.

Dove si lavora, e con quale inquadramento

La palestra è l’ingresso più comune, come dipendente o come collaboratore: si impara a gestire persone diverse in poco tempo, si costruisce la prima clientela e si capisce se il mestiere piace davvero. Le associazioni e le società sportive dilettantistiche sono il secondo canale, quello in cui si entra da tesserati e si viene inquadrati come lavoratori sportivi secondo la riforma, con un regime fiscale agevolato per i compensi al di sotto di una certa soglia annua. Poi c’è il lavoro in proprio: a domicilio dei clienti, in uno studio personale o in uno spazio preso a ore, all’aperto, e sempre di più online, con programmi a distanza e videochiamate di controllo.

Chi lavora in proprio apre una partita IVA, quasi sempre in regime forfettario all’inizio, si dota di una polizza di responsabilità civile professionale, che le strutture spesso pretendono e che è comunque una tutela indispensabile, e fa bene a seguire un corso di primo soccorso con uso del defibrillatore, che molte palestre richiedono ai propri collaboratori. Sono costi contenuti rispetto al rischio che coprono.

Quanto si guadagna davvero

Le cifre vanno lette con onestà, perché il mercato è molto disomogeneo. Un personal trainer dipendente in una palestra guadagna in genere tra i mille e i milleseicento euro lordi al mese, con un monte ore deciso dalla struttura. Da libero professionista la tariffa oraria parte dai trenta euro in palestra e sale con l’esperienza, la specializzazione e la clientela, fino ai cinquanta, sessanta euro e oltre a domicilio, con punte più alte nei centri delle grandi città. La variabile che conta non è però la tariffa, ma la continuità: un trainer con quindici clienti fissi che si allenano due volte a settimana ha un reddito solido, uno con tariffe altissime e pochi clienti occasionali no.

Il primo anno serve a costruire quella continuità, e di solito si fa affiancando il lavoro in palestra ai primi clienti personali. Le specializzazioni aumentano il valore percepito e aprono nicchie: l’alimentazione sportiva, nei limiti di cui abbiamo detto, il lavoro con le donne in gravidanza e dopo il parto, il pilates, l’allenamento a casa per chi non va in palestra. Nell’area Fitness, Sport e Alimentazione queste strade si trovano tutte, e cinque di esse danno a loro volta accesso al Diploma Tecnico nella rispettiva disciplina.

Come si inizia, passo per passo

Il percorso che consigliamo a chi parte da zero è questo. Prima la base teorica, perché allenare qualcuno senza conoscere apparati, metabolismo e principi dell’allenamento significa improvvisare sul corpo degli altri. Poi la pratica su di sé e su persone fidate, applicando quello che si studia e imparando a spiegarlo a voce, che è l’abilità che il video d’esame misura. Poi il Diploma Tecnico, che apre le porte delle strutture. Poi un periodo in palestra, anche breve, per imparare il mestiere con le persone vere. Infine la specializzazione e la costruzione della propria clientela, con un profilo professionale in cui il percorso formativo sia presentato nel modo giusto, come spieghiamo nella guida su come inserire i corsi nel curriculum.

Gli errori da evitare sono pochi e sempre gli stessi: dare diete, promettere risultati in tempi impossibili, allenare qualcuno senza chiedergli nulla della sua salute e senza il certificato medico che le strutture richiedono, e scambiare un profilo social con molti seguaci per una competenza. Il personal trainer che dura è quello che sa dire «questo non lo faccio io, ti mando dal professionista giusto», e che il cliente dopo un anno è ancora lì.

Domande frequenti

Serve la laurea in Scienze Motorie per fare il personal trainer?

No. La laurea è la via accademica e il titolo più completo, ma il personal trainer non è una professione regolamentata e non esiste un albo. Il titolo che il settore riconosce e che le palestre affiliate agli enti del CONI chiedono è il diploma tecnico rilasciato da una federazione o da un ente di promozione sportiva, come il Diploma Tecnico ASI.

Il corso online basta per lavorare in palestra?

Il corso dà la preparazione e il Certificato di frequenza e superamento con votazione; per lavorare in palestra o con associazioni affiliate serve di norma il Diploma Tecnico ASI riconosciuto CONI, che dopo il corso si richiede con un esame aggiuntivo in video e un contributo di 180 euro. Alcune Regioni e singole strutture possono avere requisiti propri, da verificare.

Il personal trainer può fare diete ai clienti?

No. La prescrizione di diete è riservata a medici, biologi nutrizionisti e dietisti. Il personal trainer può dare cultura alimentare generale e collaborare con questi professionisti; i corsi di Alimentazione Sportiva servono a questo, non a sostituirli.

Quanto costa diventare personal trainer con Accademia Domani?

Il corso costa 39 euro per un anno di accesso, oppure è incluso nel Pacchetto a 59 euro l’anno con tutti gli altri corsi; il Diploma Tecnico ASI costa 180 euro, uguali per tutti, e coprono segreteria, stampa e spedizione di Diploma e Tesserino. Non ci sono altri esami né altre tasse.

Quanto tempo ci vuole?

Il corso si segue al proprio ritmo, senza orari, e le ore di lezione sono ventiquattro; l’esame finale si fa online e si può ripetere. Per il Diploma ASI, dall’invio di dati, video e ricevuta il risultato arriva in una o due settimane, e Diploma e Tesserino vengono spediti per posta.

Articoli simili