Formazione aziendale con i fondi interprofessionali: come funziona e cosa serve
In breve. Ogni azienda con dipendenti versa già all’INPS lo 0,30 per cento delle retribuzioni per la formazione: se non aderisce a un fondo interprofessionale, quei soldi restano allo Stato; se aderisce, tornano all’azienda come formazione gratuita per i suoi lavoratori. L’adesione non costa nulla e si fa con una riga nella denuncia mensile all’INPS. I corsi si finanziano in due modi, il conto aziendale o gli avvisi del fondo, e la formazione a distanza è ammessa, purché tracciata. Per l’ente che eroga i corsi servono requisiti di qualità, di norma la certificazione ISO 9001 per la formazione.
Chi gestisce una piccola impresa ha quasi sempre la stessa reazione quando sente parlare di fondi interprofessionali: «troppa burocrazia per pochi soldi». La prima metà è vera solo se si sbaglia strada; la seconda è falsa, perché quei soldi l’azienda li sta già pagando. Vale la pena capire come funziona il meccanismo, perché una volta impostato lavora da solo per anni.
Cosa sono i fondi interprofessionali?
Sono organismi paritetici, cioè creati dalle associazioni delle imprese e dai sindacati, nati con la legge finanziaria del 2001 per finanziare la formazione continua dei lavoratori. Ce ne sono una ventina, divisi per settore e per dimensione: Fondimpresa (il più grande, per l’industria e i servizi), For.Te. per il terziario, Fonarcom, Formazienda, Fondoprofessioni per gli studi professionali, Fon.Coop per le cooperative, Fondo Artigianato Formazione, Fondirigenti per i dirigenti e altri. Ogni fondo raccoglie i contributi delle aziende aderenti e li restituisce sotto forma di piani formativi finanziati.
Quanto costa aderire, e quanto si ha a disposizione?
Aderire non costa nulla: il contributo dello 0,30 per cento sulle retribuzioni lo versano già tutte le aziende con dipendenti, come parte dell’assicurazione contro la disoccupazione. L’adesione dice solo all’INPS a quale fondo destinarlo, e si fa inserendo il codice del fondo nella denuncia mensile Uniemens, di solito per mano del consulente del lavoro. Da quel mese in poi il contributo va al fondo.
Le cifre vanno guardate senza illusioni: un’azienda con dieci dipendenti e una massa retributiva di 250.000 euro l’anno versa circa 750 euro. Non è una fortuna, ma è formazione che oggi si paga di tasca propria, e i fondi aggiungono risorse collettive per le imprese più piccole. I fondi maggiori restituiscono alle aziende una quota tra il 70 e l’80 per cento del versato su un conto individuale; il resto alimenta gli avvisi a cui tutti possono candidarsi.
Conto formazione o avvisi: quale strada scegliere?
Sono due canali diversi, e la scelta dipende dalla dimensione dell’azienda. Il conto formazione (ogni fondo lo chiama a modo suo) è il conto individuale dove si accumulano i contributi: l’azienda lo spende quando vuole, presentando un piano formativo senza concorrere con nessuno. Funziona bene dalle medie dimensioni in su, dove il conto vale migliaia di euro l’anno. Per le piccole imprese, che accumulano poco, esistono gli avvisi: bandi periodici del fondo che finanziano piani formativi con risorse collettive, spesso con voucher per singoli lavoratori o piani condivisi tra più aziende. È il canale che rende di più a chi ha meno di quindici dipendenti, e quello che più spesso finanzia corsi a catalogo.
Quali corsi si possono finanziare, e quali no?
Quasi tutto ciò che aggiorna le competenze dei lavoratori: informatica e strumenti d’ufficio, lingue, competenze digitali e intelligenza artificiale, marketing e vendita, amministrazione e contabilità, competenze trasversali, gestione delle persone. Ogni avviso indica le aree ammesse e le priorità. Quello che di norma è escluso è la formazione obbligatoria per legge, come la sicurezza sul lavoro nella sua parte obbligatoria o l’HACCP: la legge già impone di farla, e i fondi finanziano la formazione in più, non quella dovuta. Alcuni avvisi fanno eccezioni: si legge il bando, che è sempre la mappa.
La formazione online è ammessa?
Sì, ormai da tutti i fondi principali, e per le piccole imprese è la forma più praticabile: nessuna trasferta, ognuno segue le lezioni negli orari che l’azienda decide. La condizione è la tracciabilità: la piattaforma deve registrare accessi, tempi e completamento di ogni lavoratore, perché la rendicontazione al fondo si fa su quei dati; le lezioni con il docente in diretta seguono le regole della presenza, quelle registrate quelle della formazione a distanza. Un catalogo di corsi online con piattaforma che traccia, esame finale e attestato è, dal punto di vista del fondo, il caso più semplice da rendicontare.
Cosa serve all’ente che eroga la formazione?
Qui sta il requisito che le aziende non conoscono e che decide tutto. Il fondo finanzia il piano, ma chiede che chi eroga i corsi abbia requisiti di qualità: nella maggior parte dei fondi la certificazione ISO 9001 per il settore della formazione oppure l’accreditamento regionale; in alcuni casi l’iscrizione a un elenco di enti qualificati del fondo stesso. È il motivo per cui il corso a prezzo più basso trovato in rete spesso non si può finanziare: chi lo vende non ha i requisiti. Accademia Domani ha i processi di erogazione certificati ISO 9001 nel settore della formazione e una piattaforma che traccia ogni lezione, con esame e attestato verificabile per ogni corso: le aziende che vogliono inserire i nostri corsi in un piano finanziato possono scriverci per il catalogo e per la documentazione che il fondo richiede.
Come si fa, in sette passi
Si sceglie il fondo del proprio settore e si aderisce con il codice in Uniemens, tramite il consulente del lavoro. Si aspettano i primi versamenti e si apre l’area riservata del fondo. Si decide il canale: conto proprio se è capiente, avviso se si è piccoli. Si scrivono i bisogni formativi, cioè chi deve imparare cosa e perché, in una pagina. Si sceglie l’ente che ha i requisiti e si costruisce con lui il piano, con calendario, ore e costi. Si presenta il piano nei tempi dell’avviso e si attende l’approvazione, senza iniziare prima. Si eroga, si traccia, si rendiconta, e il fondo rimborsa.
Quanto tempo ci vuole?
L’adesione è immediata; il primo piano, tra attesa dei versamenti, lettura dell’avviso e approvazione, richiede in genere da tre a sei mesi. Per questo conviene aderire adesso e formare l’anno prossimo, non il contrario.
Domande frequenti
Aderire a un fondo costa qualcosa in più?
No: il contributo dello 0,30 per cento lo si versa comunque. L’adesione lo destina al fondo invece che allo Stato.
Un’azienda con due dipendenti può usare i fondi?
Sì, attraverso gli avvisi e i voucher dei fondi, pensati proprio per le imprese piccole; il conto individuale da solo sarebbe troppo esiguo.
Posso finanziare il corso HACCP dei miei dipendenti?
Di norma no: la formazione obbligatoria per legge è esclusa dalla maggior parte degli avvisi. Alcuni fondi fanno eccezioni, ma vanno lette nel bando.
Si può cambiare fondo?
Sì, revocando l’adesione e indicandone un altro in Uniemens; le risorse non spese sul conto seguono regole di portabilità che variano da fondo a fondo.
I corsi online di Accademia Domani si possono inserire in un piano finanziato?
I nostri processi sono certificati ISO 9001 nel settore della formazione e la piattaforma traccia ogni lezione; i requisiti specifici dipendono dal fondo e dall’avviso. Scriveteci con il fondo di riferimento e vi diciamo cosa serve.






















