Ecco 20 citazioni di CEO leggendari che ti ispireranno nella vita e sul lavoro

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 L'ispirazione è un motore potente, ma ha un serbatoio piccolo: la carica di una bella frase dura il tempo di una mattinata, e per tenere alta la spinta servono modelli nuovi e intuizioni fresche. Per questo abbiamo raccolto — e rimesso a lucido — venti citazioni di imprenditrici e imprenditori che hanno costruito qualcosa di grande, ordinate per tema: il successo, il modo di lavorare, il fallimento, la passione, l'innovazione e il gioco di squadra. In fondo trovi anche il nostro consiglio su come usarle davvero, perché una citazione letta e dimenticata non ha mai cambiato la settimana di nessuno.

Sul successo

«Ho sempre fatto cose per cui non mi sentivo preparata abbastanza. Credo che si cresca proprio in questo modo. Quando ti trovi in quei momenti in cui pensi di non essere in grado di fare qualcosa, e li affronti lo stesso, è allora che hai successo.» — Marissa Mayer, già alla guida di Yahoo

«Ogni volta che preferisci la scelta più difficile, quella giusta, diventi un po' più coraggioso; ogni volta che fai la scelta sbagliata, quella più facile, diventi un po' più codardo.» — Ben Horowitz, cofondatore di Andreessen Horowitz

«Non preoccupatevi se le persone copiano quello che fate. Cominciate a preoccuparvi il giorno che smetteranno di farlo.» — Jeffrey Zeldman, fondatore di A List Apart

«C'è solo una cosa peggiore dell'iniziare un'attività e fallire: il non iniziare nulla.» — Seth Godin, scrittore e imprenditore

«Il coraggio è come un muscolo. Ho imparato sulla mia pelle che più lo esercito e più diventa naturale resistere alla paura.» — Arianna Huffington, fondatrice dell'Huffington Post

«Non ponetevi limiti. Molte persone si limitano a fare quello che pensano di essere in grado di fare. Invece potete andare tanto lontano quanto può estendersi la vostra mente: se credete in qualcosa, potete ottenerlo.» — Mary Kay Ash, fondatrice di Mary Kay Cosmetics

Sul modo di lavorare

«Rendete perfetto ogni dettaglio, e limitate il numero di dettagli da perfezionare.» — Jack Dorsey, cofondatore di Twitter

«Se non vi vergognate almeno un po' della prima versione di qualcosa che avete fatto, significa che avete aspettato troppo prima di renderla pubblica.» — Reid Hoffman, cofondatore di LinkedIn

«Una delle domande più comuni sul posto di lavoro è: perché? È una buona domanda, ma una domanda altrettanto buona è: perché no?» — Jeff Bezos, fondatore di Amazon

Sul fallimento

«Non preoccupatevi dei vostri fallimenti: quello che conta, alla fine, è rialzarsi e tagliare il traguardo.» — Drew Houston, cofondatore di Dropbox

«Non imparate a camminare seguendo delle regole. Imparate a camminare provando, e cadendo.» — Richard Branson, fondatore del Virgin Group

«Un uomo dev'essere adulto abbastanza da ammettere i suoi sbagli, intelligente abbastanza da trarne insegnamento, e forte abbastanza da riuscire a correggerli.» — John C. Maxwell, autore ed esperto di leadership

Sulla passione e sull'appagamento

«Il vostro lavoro riempirà una porzione molto grande della vostra vita, e l'unico modo di esserne davvero soddisfatti è fare ciò che considerate importante.» — Steve Jobs, cofondatore di Apple

«Il veleno più insidioso è la sensazione di appagamento. L'antidoto è pensare, ogni sera, a cosa potete migliorare l'indomani.» — Ingvar Kamprad, fondatore di IKEA

Sull'innovazione

«Quando fate innovazione, siate pronti alle critiche: tutti vi diranno che state sbagliando.» — Larry Ellison, fondatore di Oracle

«Il cuore e l'anima della nostra azienda sono la creatività e l'innovazione.» — Robert Iger, amministratore delegato di Disney

«Il valore di un'idea sta tutto nel come la si mette in pratica.» — Thomas Edison, inventore e fondatore della futura General Electric

«Inoltrarvi in un terreno sconosciuto, soprattutto all'inizio, può diventare il vostro più grande vantaggio: affronterete i problemi con un'ottica completamente diversa da quella di chi ci è immerso da tempo.» — Sara Blakely, fondatrice di Spanx

Sul lavorare con gli altri

«Non dimenticare mai che hai una sola possibilità di fare una buona prima impressione.» — Natalie Massenet, fondatrice di Net-a-Porter

«Non importa quanto siate brillanti: se non fate gioco di squadra, siete destinati a perdere.» — Reid Hoffman, cofondatore di LinkedIn

Come usare davvero queste frasi

Un consiglio da insegnanti, prima di chiudere la pagina: le citazioni funzionano come i propositi di gennaio — tutte insieme non servono a niente. Scegline una sola, quella che ti ha punto, e tienila davanti per una settimana: sul frigorifero, come sfondo del telefono, dove vuoi. Poi trasformala in un gesto concreto — la frase di Hoffman sulla prima versione imperfetta, per esempio, diventa "questa settimana pubblico la cosa che sto rimandando". E se il gesto concreto che stai rimandando è imparare qualcosa di nuovo, la strada è apparecchiata: il Pacchetto di Accademia Domani apre tutti i 220 corsi del catalogo con un solo pagamento — perché l'ispirazione accende il motore, ma è la formazione a metterci la benzina.

Hai una citazione che meriterebbe questa lista? Scrivicela nei commenti: le migliori entreranno nel prossimo aggiornamento.

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Come si evolverà il mondo del lavoro nei prossimi decenni?

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Che tu sia dipendente, professionista o imprenditore, in un mercato che cambia sempre più in fretta la dote che fa la differenza è una: saper leggere i trend, e aggiornarsi — o cambiare strada — al momento giusto. In questa guida ti mostriamo il meccanismo con due storie vere, quella dei social network e quella dell'intelligenza artificiale, e ti lasciamo cinque strumenti gratuiti per allenare l'occhio da solo.

Il cambiamento è un compagno che ti passa la palla

Il primo errore è pensare al cambiamento come a un avversario. Somiglia molto di più a un compagno di squadra che ti passa la palla: sta a te leggere i suoi movimenti e scattare col tempismo giusto. Non troppo presto, per non finire in fuorigioco; non troppo tardi, o l'appuntamento col pallone lo perdi. Tutta la storia della tecnologia recente è una lezione su questo tempismo.

La lezione dei social network: arrivare primi non è arrivare bene

I social che hanno conquistato il mondo — Facebook, lanciato nelle università nel 2004 e al pubblico nel 2006, oggi oltre i tre miliardi di utenti, e Twitter, nato nel 2006 e oggi diventato X — non sono stati affatto i primi. Prima di loro una lunga lista di servizi offriva già profili personali, amici da invitare e gruppi su cui discutere: Classmates nel 1995, SixDegrees nel 1997, Friendster nel 2002 con i suoi centoquindici milioni di utenti al picco, MySpace nel 2003. Tutti chiusi, o rimasti confinati in nicchie di musicisti, ex compagni di scuola e appassionati. E la storia ha anche un epilogo dall'altra parte: Google+, arrivato nel 2011 con alle spalle il colosso più potente del web, ha chiuso nel 2019. Chi è partito troppo presto è finito in fuorigioco; chi è partito troppo tardi ha trovato la partita già decisa.

Perché ha vinto chi è arrivato al momento giusto

Il talento dei fondatori ha pesato, certo. Ma altrettanto ha pesato il fatto che il trend dei social sia decollato quando altri trend, tutti insieme, gli hanno steso la pista. Eccone sei.

1. La massificazione di internet. Gli utenti connessi nel mondo erano sedici milioni al lancio di Classmates nel 1995, settanta milioni nel 1997, mezzo miliardo nel 2002. Dal 2006 — l'anno del debutto pubblico di Facebook e Twitter — a oggi si è passati da un miliardo a oltre cinque miliardi e mezzo, e il profilo dell'utente tipo è cambiato: da addetto ai lavori a chiunque.

2. La velocità di connessione. La banda larga ha reso naturale condividere foto, musica e video in diretta: senza quella, un social è una bacheca di solo testo.

3. Lo smartphone come oggetto di svago. Il passaggio dalla tastiera fisica allo schermo touch arriva nel 2007, e trasforma il telefono da strumento di lavoro a compagno del tempo libero — cioè l'habitat naturale dei social.

4. Le interfacce di programmazione aperte. Le API, esplose dai primi anni Duemila, hanno permesso a sviluppatori esterni di costruire applicazioni sopra le piattaforme, moltiplicandone gli usi.

5. Il clima culturale. Dopo l'11 settembre 2001 cresce la sfiducia nei mezzi di informazione tradizionali e la voglia di notizie condivise dal basso: i social intercettano esattamente quel bisogno.

6. Il denaro della pubblicità mirata. Il marketing scopre che i social sanno profilare gli utenti per gusti e comportamenti come nessun altro mezzo, e sposta lì i budget che finanziano la crescita.

La morale: il trend di un settore non vive mai da solo. Decolla quando i trend infrastrutturali, tecnologici, culturali ed economici che lo circondano arrivano a maturazione insieme — e chi era partito prima di quella convergenza non ha potuto far altro che guardare.

La stessa storia, vent'anni dopo: l'intelligenza artificiale

Se il meccanismo ti sembra chiaro, guarda cosa è successo di recente. Gli assistenti digitali esistevano da decenni — Siri è del 2011, e i programmi di conversazione automatica risalgono agli anni Sessanta — eppure nessuno aveva cambiato il mondo. Poi, a fine 2022, un servizio di conversazione con l'AI raggiunge cento milioni di utenti in un paio di mesi: il lancio più rapido nella storia dei consumi digitali. Non era il primo, esattamente come Facebook non era il primo social. È arrivato quando la potenza di calcolo, la quantità di dati disponibili e una nuova generazione di modelli sono maturate insieme — la stessa convergenza di trend, con attori diversi. Ed è il motivo per cui oggi saper usare questi strumenti è la competenza che il mercato del lavoro chiede più in fretta di ogni altra: se vuoi salire su quest'onda mentre è ancora in formazione, il nostro corso di Intelligenza Artificiale da Zero è costruito apposta per chi parte senza basi tecniche.

Cinque strumenti gratuiti per leggere i trend

Google Trends ti mostra cosa cercano le persone e come cambia l'interesse nel tempo: confronta due termini — per esempio una professione emergente e una tradizionale — e osserva le curve degli ultimi cinque anni.

Statista raccoglie numeri e andamenti di quasi ogni settore: la versione gratuita basta per capire dimensioni e direzione di un mercato.

I bestseller di Amazon sono un termometro in tempo reale di cosa compra la gente, categoria per categoria: se un tipo di prodotto scala le classifiche per mesi, lì dietro c'è un trend.

La Libreria inserzioni di Meta mostra tutte le pubblicità attive su Facebook e Instagram: dove gli inserzionisti mettono i soldi, di solito, un mercato si sta muovendo.

Exploding Topics fa un mestiere solo: segnala gli argomenti la cui curva di interesse sta esplodendo, prima che diventino ovvi.

Come allenarsi a leggere i trend

Non esiste una ricetta magica, esiste un allenamento. Leggi ogni anno i rapporti sulle tecnologie emergenti pubblicati dalle grandi società di consulenza e dai centri di ricerca — quelli del McKinsey Global Institute sono un buon punto di partenza gratuito — e frequenta persone curiose con cui confrontarti: i trend si vedono meglio in due. Poi fatti una domanda alla settimana, sempre la stessa: la mia professione sta diventando obsoleta, o si sta trasformando? Perché la differenza tra le due risposte non sta nel mestiere. Sta in quanto in fretta ti aggiorni tu.

Domande frequenti

Cosa sono i trend di mercato?

Le direzioni di fondo lungo cui si muovono domanda, tecnologie e comportamenti in un settore. Non le mode di stagione: le correnti che durano anni e che decidono quali competenze varranno di più domani.

Meglio anticipare un trend o aspettare che si affermi?

Né l'uno né l'altro in assoluto: la storia premia chi si muove quando i trend collegati maturano insieme. Il segnale pratico per una persona che lavora: quando una competenza inizia a comparire negli annunci del tuo settore, il momento di formarsi è quello — non due anni dopo.

Qual è il trend da guardare adesso?

L'intelligenza artificiale applicata ai mestieri di tutti i giorni, senza troppi dubbi. Ma la risposta più utile è il metodo: apri Google Trends, confronta le competenze del tuo settore, e guarda le curve con i tuoi occhi.

E ricorda la regola che tiene insieme tutto questo articolo: leggere i trend serve a una cosa sola, scegliere quando formarsi, prima che il mercato lo pretenda. Il Pacchetto di Accademia Domani apre tutti i 220 corsi del catalogo con un solo pagamento: il modo più semplice per farsi trovare pronti, qualunque sia l'onda che deciderai di cavalcare. 

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Giovani e lavoro digitale: mancano candidati e preparazione

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Questo articolo nacque anni fa per raccontare un convegno del Ministero del Lavoro sulle competenze digitali dei giovani. Quei programmi hanno chiuso il loro ciclo; il problema di cui parlavano, no. Lo abbiamo riscritto con i numeri di oggi, perché il divario tra le competenze che le aziende chiedono e quelle che i candidati portano al colloquio resta la ragione numero uno per cui tanti posti di lavoro digitali, in Italia, rimangono vuoti.

Il divario in numeri, oggi

Partiamo dalla buona notizia, perché stavolta c'è: secondo la rilevazione Istat "Cittadini e ICT" del 2025, il 54,3% degli italiani tra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali almeno di base — un balzo di oltre otto punti in un solo anno, il maggiore incremento in Europa dopo la Danimarca. Ora quella meno buona: la media europea è intorno al 60%, l'obiettivo fissato dall'Unione per il 2030 è l'80%, e sotto la media nazionale si nascondono divari profondi. I ventenni arrivano al 71,7%, gli over 65 si fermano al 27,4%, e il Mezzogiorno resta indietro di circa cinque punti rispetto al Centro-Nord. C'è poi il divario più nuovo di tutti: nella prima rilevazione europea sull'uso dell'intelligenza artificiale generativa, in Italia la utilizza il 22% degli utenti internet, contro il 35% della media UE. Letto dal lato di chi cerca lavoro, quel ritardo è un'occasione: le competenze rare valgono di più, e in Italia l'AI è ancora una competenza rara.

La lezione dei programmi che passano

Il convegno da cui nacque questo pezzo presentava iniziative pubbliche pensate per colmare il divario: la Garanzia Giovani della prima stagione, Crescere in Digitale con i suoi tirocini, il fondo SELFIEmployment per i giovani fuori da studio e lavoro. Alcune si sono concluse, altre si sono trasformate, di nuove ne nascono ogni anno — ed è proprio questa la lezione da portarsi a casa: i bandi hanno una scadenza, le competenze no. Il modo giusto di usare gli incentivi pubblici è controllare cosa è attivo adesso sulle fonti ufficiali — il portale nazionale Repubblica Digitale per le iniziative sulle competenze, il sito di Invitalia per i finanziamenti a chi vuole mettersi in proprio — e nel frattempo costruire le competenze per proprio conto, senza aspettare che sia un bando a deciderlo per te.

Le competenze digitali che le aziende chiedono davvero

Dimentica l'immagine del programmatore: la maggior parte delle posizioni che restano scoperte non chiede di scrivere codice. Chiede il primo strato, quello che l'Europa chiama competenze di base: usare con disinvoltura posta, documenti condivisi e videochiamate, muoversi su un foglio di calcolo, gestire identità digitale e sicurezza degli account, distinguere una fonte affidabile da una truffa. Se parti da qui, il nostro corso Intelligenza Artificiale da zero copre esattamente questo strato, con il Certificato finale da mettere nel curriculum. E poi c'è il secondo strato, quello che nel 2026 fa la differenza tra un curriculum e un altro: saper usare l'intelligenza artificiale per scrivere, riassumere, organizzare e produrre più in fretta. È la competenza col divario più largo — e quindi col premio più alto per chi la impara adesso: il nostro corso di Intelligenza Artificiale da Zero è costruito per chi non ha alcuna base tecnica.

Da dove cominciare, in pratica

Tre mosse, in ordine. Uno: misura dove sei — leggi un annuncio di lavoro del tuo settore e segna ogni requisito digitale che non sapresti dimostrare domani mattina: quella è la tua lista, non quella generica dei rapporti europei. Due: colma prima il primo strato, poi il secondo — l'alfabetizzazione prima dell'AI, come le fondamenta prima del tetto; un'ora al giorno per otto settimane cambia un curriculum. Tre: certifica quello che impari, perché nel dialogo con un selezionatore "so usare i fogli di calcolo" è un'opinione, un attestato con votazione è un fatto.

Domande frequenti

Cosa si intende per competenze digitali di base?

L'Europa le definisce nel quadro DigComp: saper cercare e valutare informazioni, comunicare e collaborare online, creare contenuti semplici, proteggere dati e dispositivi, risolvere piccoli problemi tecnici. Niente codice: cittadinanza digitale quotidiana.

Sono giovane: non sono già "nativo digitale"?

In parte è un mito: saper usare i social non è saper lavorare in digitale, e circa un giovane su tre in Italia resta sotto la soglia delle competenze adeguate. La buona notizia è che chi è cresciuto con lo schermo in mano impara il resto molto in fretta — se decide di farlo.

I corsi online contano nel curriculum?

Contano se sono verificabili: un attestato con programma, ore, votazione e un codice di autenticità che il selezionatore può controllare pesa più di dieci righe di autocertificazione. Ed è esattamente così che sono fatti i nostri.

Il divario digitale italiano è un problema per il Paese e un'occasione per chi lo attraversa per primo: in un mercato dove metà dei candidati si ferma alle competenze di base, chi porta anche il secondo strato parte in vantaggio. Il Pacchetto di Accademia Domani apre tutti i 220 corsi del catalogo — dall'alfabetizzazione all'intelligenza artificiale — con un solo pagamento: il modo più diretto per passare dalla parte giusta della statistica.

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