Ecco 20 citazioni di CEO leggendari che ti ispireranno nella vita e sul lavoro

Image_20260726_080843 trova l'ispirazione

 L'ispirazione è un motore potente, ma ha un serbatoio piccolo: la carica di una bella frase dura il tempo di una mattinata, e per tenere alta la spinta servono modelli nuovi e intuizioni fresche. Per questo abbiamo raccolto — e rimesso a lucido — venti citazioni di imprenditrici e imprenditori che hanno costruito qualcosa di grande, ordinate per tema: il successo, il modo di lavorare, il fallimento, la passione, l'innovazione e il gioco di squadra. In fondo trovi anche il nostro consiglio su come usarle davvero, perché una citazione letta e dimenticata non ha mai cambiato la settimana di nessuno.

Sul successo

«Ho sempre fatto cose per cui non mi sentivo preparata abbastanza. Credo che si cresca proprio in questo modo. Quando ti trovi in quei momenti in cui pensi di non essere in grado di fare qualcosa, e li affronti lo stesso, è allora che hai successo.» — Marissa Mayer, già alla guida di Yahoo

«Ogni volta che preferisci la scelta più difficile, quella giusta, diventi un po' più coraggioso; ogni volta che fai la scelta sbagliata, quella più facile, diventi un po' più codardo.» — Ben Horowitz, cofondatore di Andreessen Horowitz

«Non preoccupatevi se le persone copiano quello che fate. Cominciate a preoccuparvi il giorno che smetteranno di farlo.» — Jeffrey Zeldman, fondatore di A List Apart

«C'è solo una cosa peggiore dell'iniziare un'attività e fallire: il non iniziare nulla.» — Seth Godin, scrittore e imprenditore

«Il coraggio è come un muscolo. Ho imparato sulla mia pelle che più lo esercito e più diventa naturale resistere alla paura.» — Arianna Huffington, fondatrice dell'Huffington Post

«Non ponetevi limiti. Molte persone si limitano a fare quello che pensano di essere in grado di fare. Invece potete andare tanto lontano quanto può estendersi la vostra mente: se credete in qualcosa, potete ottenerlo.» — Mary Kay Ash, fondatrice di Mary Kay Cosmetics

Sul modo di lavorare

«Rendete perfetto ogni dettaglio, e limitate il numero di dettagli da perfezionare.» — Jack Dorsey, cofondatore di Twitter

«Se non vi vergognate almeno un po' della prima versione di qualcosa che avete fatto, significa che avete aspettato troppo prima di renderla pubblica.» — Reid Hoffman, cofondatore di LinkedIn

«Una delle domande più comuni sul posto di lavoro è: perché? È una buona domanda, ma una domanda altrettanto buona è: perché no?» — Jeff Bezos, fondatore di Amazon

Sul fallimento

«Non preoccupatevi dei vostri fallimenti: quello che conta, alla fine, è rialzarsi e tagliare il traguardo.» — Drew Houston, cofondatore di Dropbox

«Non imparate a camminare seguendo delle regole. Imparate a camminare provando, e cadendo.» — Richard Branson, fondatore del Virgin Group

«Un uomo dev'essere adulto abbastanza da ammettere i suoi sbagli, intelligente abbastanza da trarne insegnamento, e forte abbastanza da riuscire a correggerli.» — John C. Maxwell, autore ed esperto di leadership

Sulla passione e sull'appagamento

«Il vostro lavoro riempirà una porzione molto grande della vostra vita, e l'unico modo di esserne davvero soddisfatti è fare ciò che considerate importante.» — Steve Jobs, cofondatore di Apple

«Il veleno più insidioso è la sensazione di appagamento. L'antidoto è pensare, ogni sera, a cosa potete migliorare l'indomani.» — Ingvar Kamprad, fondatore di IKEA

Sull'innovazione

«Quando fate innovazione, siate pronti alle critiche: tutti vi diranno che state sbagliando.» — Larry Ellison, fondatore di Oracle

«Il cuore e l'anima della nostra azienda sono la creatività e l'innovazione.» — Robert Iger, amministratore delegato di Disney

«Il valore di un'idea sta tutto nel come la si mette in pratica.» — Thomas Edison, inventore e fondatore della futura General Electric

«Inoltrarvi in un terreno sconosciuto, soprattutto all'inizio, può diventare il vostro più grande vantaggio: affronterete i problemi con un'ottica completamente diversa da quella di chi ci è immerso da tempo.» — Sara Blakely, fondatrice di Spanx

Sul lavorare con gli altri

«Non dimenticare mai che hai una sola possibilità di fare una buona prima impressione.» — Natalie Massenet, fondatrice di Net-a-Porter

«Non importa quanto siate brillanti: se non fate gioco di squadra, siete destinati a perdere.» — Reid Hoffman, cofondatore di LinkedIn

Come usare davvero queste frasi

Un consiglio da insegnanti, prima di chiudere la pagina: le citazioni funzionano come i propositi di gennaio — tutte insieme non servono a niente. Scegline una sola, quella che ti ha punto, e tienila davanti per una settimana: sul frigorifero, come sfondo del telefono, dove vuoi. Poi trasformala in un gesto concreto — la frase di Hoffman sulla prima versione imperfetta, per esempio, diventa "questa settimana pubblico la cosa che sto rimandando". E se il gesto concreto che stai rimandando è imparare qualcosa di nuovo, la strada è apparecchiata: il Pacchetto di Accademia Domani apre tutti i 220 corsi del catalogo con un solo pagamento — perché l'ispirazione accende il motore, ma è la formazione a metterci la benzina.

Hai una citazione che meriterebbe questa lista? Scrivicela nei commenti: le migliori entreranno nel prossimo aggiornamento.

Continua a leggere
  4092 Visite
  0 Commenti
4092 Visite
0 Commenti

Bilancio di competenze: cos'è e perché è utile

Image_20260726_083024

 Il bilancio di competenze è il punto di partenza di quasi ogni svolta professionale ben riuscita: un percorso che mette nero su bianco cosa sai fare, cosa ti piace fare, cosa conta per te e dove vuoi arrivare. In Francia è un diritto regolato per legge; in Italia non esiste una norma generale che lo disciplini, e così il termine circola con significati diversi — dai servizi di orientamento dei centri per l'impiego al bilancio iniziale che compilano i docenti neoassunti. In questa guida trovi la versione che serve a chi lavora o cerca lavoro: i quattro passi per farlo da solo, un esempio svolto, e gli errori che lo trasformano in un esercizio inutile.

A cosa serve, e a chi

Serve a tre categorie di persone: chi cerca la prima occupazione e deve capire cosa ha da offrire davvero; chi vuole cambiare attività e deve scoprire quali competenze si portano dietro nel salto; chi vuole crescere dov'è e deve scegliere su cosa investire. In tutti e tre i casi il meccanismo è lo stesso: si passa da un'idea vaga di sé («sono una persona precisa, mi piace il contatto col pubblico») a un inventario concreto su cui costruire scelte, candidature e percorsi di formazione.

Prima di iniziare: la biografia informale

C'è un'attività propedeutica che quasi tutti saltano, ed è un errore: scrivere una piccola biografia informale della propria vita lavorativa e personale. Una pagina, due al massimo, senza stile e senza pubblico: i momenti in cui hai imparato qualcosa, quelli in cui ti sei sentito capace, quelli in cui il tempo volava. È la miniera da cui i quattro passi estraggono il materiale — senza, si finisce per compilare liste di ciò che si crede di dover scrivere. Un trucco dei nostri tempi: raccontare la propria storia a voce a un assistente AI e farsi fare domande di approfondimento è un modo sorprendentemente efficace di far riaffiorare episodi dimenticati (nel nostro corso di Intelligenza Artificiale da Zero insegniamo esattamente come guidare conversazioni di questo tipo).

Primo passo: le capacità, in tre liste

La tradizione dell'orientamento professionale divide le capacità in tre famiglie, ed è una divisione che funziona ancora benissimo. Lavorare con dati e informazioni: raccogliere, cercare, analizzare, organizzare, scrivere, creare. Lavorare con cose e oggetti: costruire, riparare, assemblare, usare un software, guidare un veicolo, governare una macchina, disegnare, suonare uno strumento. Lavorare con le persone: insegnare, selezionare, guidare un gruppo, prendersi cura di qualcuno, collaborare, ricevere e dare istruzioni. Compila le tre liste attingendo alla biografia, con una regola ferrea: ogni voce deve avere accanto un episodio vero che la dimostri. «So gestire un team» senza un esempio è un desiderio; con l'esempio è una competenza.

Secondo passo: gli interessi

Gli interessi rispondono alla domanda «cosa mi piace fare?» — che è diversa da «cosa so fare?», e la differenza tra le due liste è dove nascono le frustrazioni professionali. Ragiona per coppie di alternative: lavorare da solo o con altri, all'aperto o al chiuso, su attività codificate o sempre diverse, a contatto col pubblico o dietro le quinte, vendere o assistere. Non esistono risposte giuste: esistono risposte tue.

Terzo passo: i valori

I valori non dicono cosa ti piace: dicono cosa è importante per te, ed è il criterio con cui giudicherai qualunque lavoro tra cinque anni. Salute ed equilibrio, stabilità economica, indipendenza, riconoscimento, utilità per gli altri o per l'ambiente: mettili in ordine, perché è la gerarchia a decidere — un ottimo stipendio che divora l'equilibrio è un buon affare per chi ha la stabilità in cima alla lista, un pessimo affare per chi ci ha messo la salute.

Quarto passo: motivazioni e obiettivi

L'ultimo passo trasforma il ritratto in un piano: obiettivi concreti, con una misura e una data, coerenti con i tre passi precedenti. Chi ha l'indipendenza tra i valori può darsi, per esempio, l'obiettivo di avviare un'attività in proprio accanto al lavoro dipendente e di raggiungere entro due anni una soglia di reddito che renda possibile la scelta. La forma conta: «vorrei mettermi in proprio» è un umore, «entro dicembre dell'anno prossimo fatturo mille euro al mese dalla mia attività» è un obiettivo che sa dirti ogni mese se sei in orario.

Un esempio svolto, in miniatura

Giulia, 38 anni, impiegata amministrativa. Dalle liste delle capacità emergono: organizzare dati e scadenze (episodio: la migrazione del gestionale seguita da sola), spiegare procedure ai colleghi nuovi, tenere in ordine i conti di casa e dell'associazione sportiva. Interessi: attività sempre diverse più che routine, contatto con poche persone ma vero. Valori, in ordine: stabilità, poi autonomia. Obiettivo che ne esce: entro dodici mesi, affiancare al lavoro una collaborazione come amministratrice per due piccole attività locali, formandosi nel frattempo su contabilità digitale e strumenti di automazione. Nota come nessun pezzo del piano sia caduto dal cielo: ogni scelta discende da una riga delle liste. È questo il segno che il bilancio è fatto bene.

Domande frequenti

Quanto tempo richiede un bilancio di competenze?

Fatto seriamente, tra le sei e le dieci ore distribuite su due o tre settimane: la biografia in una sessione, un passo per sessione, e una rilettura finale a mente fredda. Farlo in un pomeriggio si può, ma le risposte del giorno dopo sono quasi sempre migliori.

Posso farmi aiutare da un professionista?

Sì, ed è utile soprattutto nei momenti di svolta: i servizi di orientamento dei centri per l'impiego e i consulenti di carriera offrono percorsi strutturati. La versione fai-da-te di questa guida resta comunque il miglior primo passo — arrivare da un professionista con le liste già compilate raddoppia il valore del colloquio.

È la stessa cosa del bilancio dei docenti neoassunti?

No: quello è un documento specifico dell'anno di prova nella scuola, con un suo modello ministeriale e finalità formative interne. Condivide lo spirito — la ricognizione delle proprie competenze — ma è un altro strumento.

Chiuso il bilancio, resta il passo che lo rende utile: colmare gli spazi tra le competenze che hai e quelle che il tuo obiettivo richiede. Per il metodo di ricerca c'è il nostro corso di Ricerca Attiva del Lavoro; per tutto il resto — dalla contabilità all'intelligenza artificiale, qualunque cosa le tue liste ti abbiano rivelato — il Pacchetto apre i 220 corsi del catalogo con un solo pagamento. Perché la consapevolezza di sé è il punto di partenza; la formazione è il mezzo di trasporto.

 

Continua a leggere
  5584 Visite
  0 Commenti
5584 Visite
0 Commenti

Come diventare un blogger e lavorare dove vuoi tu

Image_20260726_084826

 

«Come si diventa blogger?» è una di quelle domande che online ricevono mille risposte e nessuna risposta: guide che girano intorno, specialisti che spiegano come spiegare, e alla fine più confusione di prima. Questa guida fa il contrario: ti dice se aprire un blog nel 2026 ha ancora senso — spoiler: sì, ma per ragioni diverse da dieci anni fa — cosa fa davvero un blogger oggi, i sette passi per cominciare, e i numeri onesti su tempi e guadagni. Scritta da chi fa formazione di mestiere, con la promessa di sempre: prima il percorso giusto, poi tutto il resto.

Ha ancora senso aprire un blog nel 2026?

La domanda è legittima, tra social che divorano l'attenzione e intelligenze artificiali che rispondono al posto delle pagine web. La risposta onesta: il blogging generalista — scrivere un po' di tutto sperando nella pubblicità — è finito, e non tornerà. Quello che funziona, e funziona più di prima, è il blog come casa della propria competenza: una nicchia precisa, una voce personale, esperienza vera raccontata in prima persona. È esattamente ciò che le macchine non sanno replicare, ed è ciò che lettori e motori — compresi quelli con l'AI dentro — oggi premiano. Il blog moderno non vive da solo: è il centro di un piccolo ecosistema fatto di iscritti alla newsletter, presenza social e, spesso, servizi o prodotti propri. I social sono la piazza; il blog è casa tua, e la differenza si vede il giorno in cui un algoritmo cambia umore.

Cosa fa davvero un blogger, oggi

Sfatiamo il mito: il blogger non «scrive e basta». Scrive, certo — ed è il cuore del mestiere — ma sceglie anche gli argomenti guardando cosa cercano le persone, cura titoli e struttura perché i motori capiscano di cosa parla, prepara un'immagine decente, distribuisce il pezzo sui social, coltiva la lista email e ogni tanto guarda i numeri per capire cosa ha funzionato. È una professione composita, ed è proprio questo a renderla interessante: si impara un pezzo alla volta, e ogni pezzo si può studiare.

I sette passi per cominciare

1. Scegli la nicchia con la regola delle tre condizioni: una cosa che sai fare, che ti piace abbastanza da scriverne per anni, e che le persone cercano davvero (dieci minuti su Google Trends bastano per la verifica). Dove le tre si incrociano, lì è il tuo blog.

2. Apri la casa. Per iniziare vanno benissimo le piattaforme gratuite: il primo mese serve a capire se la costanza ti appartiene, non a scegliere il tema grafico perfetto. Appena fai sul serio, passa a un dominio tuo: è il tuo indirizzo professionale, e costa meno di una pizza al mese.

3. Scrivi i primi dieci articoli prima di annunciarti al mondo. Sono i pilastri: le dieci domande fondamentali della tua nicchia, con le tue risposte. Chi arriva e trova una pagina sola non torna; chi trova dieci pezzi solidi si iscrive.

4. Datti un ritmo sostenibile e mantienilo. Un articolo a settimana per un anno batte cinque articoli in un mese e poi il silenzio. La costanza è la competenza numero uno del mestiere, e nessun corso può regalartela: può solo alleggerirti tutto il resto.

5. Impara le basi della scrittura per il web: titoli che promettono una cosa vera, un'idea per paragrafo, l'intento di ricerca prima dello stile. Non è la scrittura del tema in classe, e per fortuna si impara.

6. Costruisci la lista email dal primo giorno. Un modulo di iscrizione e una piccola newsletter: i follower li affitti dalle piattaforme, gli iscritti sono tuoi. Tra tre anni, sarà l'asset di maggior valore che possiedi.

7. Misura una volta al mese. Search Console ti dice con quali ricerche ti trovano e quali pezzi lavorano: mezz'ora al mese di lettura dei numeri vale più di cento consigli generici.

Quanto guadagna un blogger (i numeri onesti)

La forchetta è enorme, e chi ti promette cifre precise ti sta vendendo qualcosa. Le vie di guadagno oggi sono quattro: le affiliazioni (una commissione su ciò che consigli), le collaborazioni con i marchi, i prodotti o servizi propri — che è dove si concentrano i redditi veri — e, sempre più marginale per i blog piccoli, la pubblicità. I tempi realistici: dodici-diciotto mesi di lavoro costante prima di ricavi significativi. Ma c'è un guadagno che arriva molto prima e che quasi nessuno mette nel conto: il blog come biglietto da visita professionale. Per un consulente, un artigiano, un professionista, dieci buoni articoli nella propria nicchia portano clienti e opportunità ben prima di portare royalties — ed è la ragione per cui aprirlo conviene anche a chi non vuole «vivere di blog».

L'intelligenza artificiale: nemica o assistente?

Tutte e due, a seconda di come la usi. L'AI ha ucciso il blogging fotocopia: i pezzi generici, che chiunque può generare, non valgono più niente proprio perché chiunque può generarli. Ma per il blogger con una voce vera è l'assistente che mancava: ricerca preliminare, scalette, titoli alternativi, revisione dei refusi, riassunti per i social. La regola di casa: l'AI prepara il terreno, la voce ce la metti tu — perché la voce, nel 2026, è il prodotto. Se vuoi imparare a usarla con metodo, il nostro corso di Intelligenza Artificiale da Zero parte esattamente da lì.

La formazione che serve davvero

Il blogging non si impara con un corso solo — è un mestiere composito, l'abbiamo detto — ma due corsi coprono i suoi due pilastri. Blogger e Web Journalist insegna il mestiere: i formati che funzionano online, le interviste e gli articoli dedicati con cui costruire una rete di contatti nel proprio settore, le regole della pubblicazione. Scrittura Creativa allena la voce: le tecniche per coinvolgere chi legge, che — sorpresa di ogni studente — non hanno nulla di improvvisato: dietro uno stile che sembra libero c'è sempre il controllo della tecnica. Il primo ti dà il metodo, il secondo il suono; il blog ha bisogno di entrambi.

Domande frequenti

Serve saper programmare per aprire un blog?

No: le piattaforme moderne si usano come un programma di scrittura. Le uniche competenze tecniche utili — un titolo fatto bene, un'immagine ridimensionata — si imparano in un pomeriggio.

Quanto tempo richiede alla settimana?

Per il ritmo di un articolo a settimana, tra le quattro e le sei ore tutto compreso: scrittura, immagine, pubblicazione e condivisione. È compatibile con un lavoro a tempo pieno — è così che inizia quasi ogni blogger.

Meglio un blog o i social?

Non è una scelta: è una filiera. I social portano le persone, il blog le accoglie, la newsletter le tiene. Chi punta tutto sui social costruisce su terreno in affitto; il blog con la sua lista è l'unico pezzo che possiedi davvero.

Fare il blogger, alla fine, è una professione creativa con dentro un mestiere — divertente, libera nella logistica (si lavora ovunque, anche da casa) ed esigente nella costanza. Se la sfida ti chiama, il modo più conveniente di attrezzarti è uno: il Pacchetto di Accademia Domani apre entrambi i corsi di questa guida, quello di AI e tutti gli altri del catalogo — 220 corsi con un solo pagamento. I primi dieci articoli, però, quelli restano compito tuo: ed è la parte più bella. 

Continua a leggere
  5782 Visite
  0 Commenti
5782 Visite
0 Commenti
  • Accademia Domani certificata ISO 9001
  • 18app Bonus Cultura 2001
  • Emagister Cum Laude 2019
  • Assocral
  • Contabildata
  • NursingUp
  • Autodesk
  • Groupon
  • Iprogrammatori
  • Bitq
  • Up Day
  • ASI Nazionale
  • Lazio Youth Card
  • Jooble
  • Aif
    Logo certificazione ISO 9001          European Association for Distance Learning               Centro Cum Laude di Emagister 2020  
     18app Bonus Cultura 2001Lazio Youth Card                 

    Cookie

    Il sito usa cookie tecnici e consente l'installazione di cookie di profilazione di terze parti per proporti messaggi pubblicitari in linea con le preferenze manifestate. Cliccando o scorrendo la pagina sottostante autorizzi l’uso dei cookie. Per info sui cookie utilizzati, su come disattivarli o negare il consenso, leggi l’informativa completa.