Casinò ADM dopo i blocchi - Chicken Road 2 e i nuovi rifugi

Nella notte tra il 13 e il 14 novembre 2025, milioni di giocatori italiani hanno aperto il browser, digitato l'indirizzo del loro casinò online preferito e si sono trovati davanti a una pagina vuota. Nessun avviso, nessuna comunicazione preventiva degna di questo nome. Solo il silenzio digitale di un dominio che non esisteva più. In un colpo solo, l'ADM – Agenzia delle Dogane e dei Monopoli ha ridotto il mercato italiano del gioco online da oltre quattrocento domini attivi a cinquantadue, applicando il riordino gioco a distanza previsto dal Decreto Legislativo 41/2024. Una sforbiciata senza precedenti nella storia del settore, e le domande che arrivano dai lettori non accennano a diminuire.

Non si tratta di un'operazione anti-frode, né di un intervento d'urgenza. È la conseguenza diretta del nuovo regime delle concessioni gioco online ADM 2025, pensato per fare ordine in un mercato che negli anni si era espanso in modo disordinato, tra licenze accumulate, marchi sovrapposti e operatori che agivano su decine di domini paralleli. Il risultato, però, lo hanno pagato soprattutto gli utenti finali.

Chi ha scelto di andarsene

Le nuove licenze ADM durano nove anni e costano sette milioni di euro ciascuna. Non una cifra simbolica. Il governo aveva stimato di incassare trecentocinquanta milioni di euro dalla tornata di rinnovi: alla fine ne sono arrivati trecentosessantaquattro, segno che qualcuno ha partecipato più del previsto. Ma molti operatori di peso hanno fatto il calcolo opposto e hanno deciso che il gioco non valeva la candela.

L'uscita di Betway, Unibet e 1xBet dal mercato italiano era, in parte, prevedibile. 1xBet era già sotto pressione regolatoria in diversi paesi europei, quindi la sua uscita era quasi attesa. Più sorprendente quella di Unibet, marchio con una base di utenti fedele in Italia da quasi vent'anni, che lascia un vuoto reale tra i giocatori abituali di poker e scommesse sportive. Stessa scelta per Betaland e Betn1. In totale, le piattaforme scomparse sono oltre trecentocinquanta. Chi aveva un conto attivo su questi siti deve sperare che i fondi vengano restituiti nei tempi previsti dalla procedura di chiusura, ma l'esperienza storica in questi casi non è sempre rassicurante.

Vale la pena ricordare che il consolidamento operatori iGaming Italia non è nato dal nulla. Il Decreto Dignità 2018 aveva già cambiato le regole del gioco vietando la pubblicità, e quella stretta aveva anticipato una contrazione lenta che il Decreto Legislativo 41/2024 ha poi reso brutalmente rapida.

Dove sono finiti i giocatori

La migrazione verso i siti scommesse legali ADM rimasti attivi, oggi cinquantadue in tutto, è già in corso. Lottomatica, Sisal, Snaitech e Bet365 si trovano ora a gestire un afflusso di nuovi utenti che non hanno scelto di cambiare casa ma ci si sono ritrovati costretti. Anche Codere Italia S.p.A., meno nota al pubblico generalista, sta assorbendo una quota di questa migrazione. Flutter Entertainment, che controlla diversi marchi internazionali, ha invece scelto di investire nella nuova concessione e si trova in una posizione favorevole.

Una delle domande più pratiche che ricevo dai lettori in questi giorni riguarda i contenuti: i giochi che amavano, i titoli specifici, sono ancora disponibili? La risposta, nella maggior parte dei casi, è sì. I provider di software operano in modo trasversale e i loro titoli sono distribuiti su più operatori contemporaneamente. Chi cercava, per esempio, Chicken Road 2, il crash game sviluppato da InOut Games con un RTP dichiarato tra il 95,5% e il 98% a seconda del livello di difficoltà scelto, può trovarlo senza problemi sui casinò online ADM-abilitati rimasti attivi. Il titolo funziona su meccanica a moltiplicatore con sistema Provably Fair, il che significa che il risultato di ogni round è verificabile e non dipende da un RNG opaco. Chi lo ha scoperto sulle piattaforme ora chiuse non deve necessariamente rinunciarci.

Questo non significa che la transizione sia indolore. Bonifici in sospeso, cronologie di gioco non trasferibili, bonus che si azzerano, programmi fedeltà che svaniscono dall'oggi al domani. Sono perdite concrete, anche se difficilmente quantificabili a livello aggregato.

Una riforma necessaria, ma eseguita male

Devo essere onesto: l'obiettivo della riforma è sensato. Un mercato con quattrocento domini attivi, spesso in capo agli stessi gruppi, era difficile da monitorare, da tassare in modo equo e da tutelare davvero dal punto di vista del giocatore. Con la tassazione GGR al 25,5% sui casinò online e obblighi più stringenti in materia di gioco responsabile, inclusa l'autoesclusione tramite SPID e CIE e il finanziamento di campagne dedicate pari allo 0,2% del GGR, cinquantadue operatori con licenze chiare sono più facili da controllare. Su questo, l'ADM ha ragione.

Il problema è stato il metodo. In altri paesi europei che hanno vissuto riforme simili, come la Svezia nel 2019, gli operatori in uscita hanno avuto mesi per comunicare agli utenti, trasferire i saldi e gestire la chiusura in modo ordinato. Qui la discontinuità è stata quasi immediata. La data del 14 novembre era nota agli addetti ai lavori, ma non abbastanza comunicata al pubblico generalista. Gli obblighi AML e KYC che i nuovi concessionari devono rispettare sono giustificati, però non compensano il fatto che migliaia di utenti si siano svegliati senza accesso ai propri fondi.

Il mercato italiano del gioco online vale circa due miliardi di euro l'anno in raccolta netta. Con cinquantadue licenziati invece di quattrocento, la concentrazione aumenta e il rischio concreto è che si riducano la concorrenza sui bonus e la varietà delle offerte nel medio periodo. Gli operatori rimasti sanno di avere meno rivali diretti. Qualche nuovo ingresso, come Stake o DAZNBet, potrebbe rimescolare le carte, ma siamo ancora nella fase dell'attesa.

Nei prossimi mesi vedremo se le nuove concessioni porteranno davvero più trasparenza o se, come spesso accade nelle riforme regolamentari affrettate, i problemi si sposteranno semplicemente altrove. La domanda che resta aperta è se cinquantadue operatori siano abbastanza per garantire che il mercato non diventi un oligopolio che nessuno aveva dichiarato di voler costruire. Per ora, i giocatori si arrangiano. E i crash game con Provably Fair certificato, almeno, li trovano ancora.

  • Accademia Domani certificata ISO 9001
  • 18app Bonus Cultura 2001
  • Emagister Cum Laude 2019
  • Assocral
  • Contabildata
  • NursingUp
  • Autodesk
  • Groupon
  • Iprogrammatori
  • Bitq
  • Up Day
  • ASI Nazionale
  • Lazio Youth Card
  • Jooble
  • Aif